La band nasce nella seconda metà del 2005.
Kiddycar è un luogo dove il suono assume il silenzio senza esaurirsi in esso.
Un Pop rock elettro-acustico di matrice intima e intensa, sonorità ovattate, crude, tendenti al low fi, oscillanti tra toni amari e malinconici alla Nick Drake, climi sensuali alla Serge Gainsbourg, atmosfere che rimandano ...
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La band nasce nella seconda metà del 2005.
Kiddycar è un luogo dove il suono assume il silenzio senza esaurirsi in esso.
Un Pop rock elettro-acustico di matrice intima e intensa, sonorità ovattate, crude, tendenti al low fi, oscillanti tra toni amari e malinconici alla Nick Drake, climi sensuali alla Serge Gainsbourg, atmosfere che rimandano all’attuale rock nordico, venature dark…echi che trasudano da un sound sempre, comunque consapevole dei continui sviluppi della musica indipendente.
Kiddycar oscillano tra suoni ora del tutto acustici ora prettamente elettronici; tra brani dal sapore squisitamente pop e brani più rock - intensi, scuri, dotati di una drammaticità che sfiora e sfugge - testi sospesi tra un esistenzialismo ora nichilista ora infantilmente aperto alla vita, tra il sentire puro e semplicissimo di un amore neonato di un brano quasi folk come Âme et Peau e le prospettive claustrofobiche di un pezzo rigido, freddo e sporco come Small Things. Il mondo sonoro dei Kiddycar, apparentemente eterogeneo, è costantemente ricongiunto alla sua matrice ideale dalla voce che lega e sconfina dall’una all’altra dimensione con estrema naturalezza. Il cantato è semplice e lineare, ma denso di intenzione, ammiccante, sussurrato, intensamente presente proprio in virtù della severa forza della delicatezza con cui si esprime. I parlati, i fiati, l’amaro malinconico costantemente reiterato, scivolano sul corpo sonoro dei brani con leggerezza estrema ma con grande austerità e consapevolezza d’espressione, presenti, alle spalle, il cinema e il teatro e “la parola” che popola questi due mondi, mondi dai quali la cantante proviene e a cui tuttora appartiene. Una “parola” che descrive, accenna, invita, dilata lo spazio dell’immaginazione. Ne risulta un insieme compatto, rigoroso e flessibile, duro e soffice, infantile e drammatico, delicato e potente. Un universo chiuso in un involucro in cui filtra la pioggia…e tutto può accadere.
Kiddycar
Valentina Cidda: voce
Simon Chiappelli: trombone, chitarre, tastiere
Paolo Ferri: basso, contrabbasso elettrico
Stefano Santoni: chitarre
Maria Erica Pacileo: videomaker
Fernando Maraghini: videomaker
Press quotes
A mollo tra la Kazu Machino della generazione di Misery is a Butterfly, Beth Gibbons dei Portihead di Dummy e Louise Rhodes dei Lamb. Ma la voce di Valentina Cidda non ha nulla da temere rispetto ai pezzi da novanta di cui sopra - voto 7 RUMORE
Un pop sottile e lieve, quello dei Kiddycar, che tuttavia non eccede in volatilità....Non solo: esportabile anche,...perché si è in grado di maneggiarne le stesse cifre espressive, senza inutili complessi di inferiorità. Se un nome su tutti salta alla mente al primo ascolto di questo “Forget About”, quello dei Lali Puna, c’è da dire che il gruppo aretino può giocarsi la partita con l’ibrido elettropop dei bavaresi, se non ad armi pari, quantomeno armato di una solida credibilità. L’elettronica è amministrata con cura, mai semplice sostegno per gli arrangiamenti e mai puramente colore strumentale, la scrittura pop intriga e si rende accattivante, sfociando talvolta nella canzone d’autore. ...un bel disco, ben suonato e ben prodotto. E soprattutto ben scritto - IL MUCCHIO
basterebbe il romanticismo ben orchestrato di “Time” per convincere anche gli scettici sulla bontà della proposta musicale dei Kiddycar; oppure l'introduttiva “Human Logic”, che piacerà di sicuro al regista Paolo Sorrentino. Solo in un paio d'occasioni le derivazioni dai modelli ispiratori sembrano fin troppo evidenti (“Trust” sembra quasi per intero un pezzo dei Notwist). Nella maggior parte dei casi, però, queste influenze si mescolano in un suono personale che sa prendere in egual misura dalla malinconia artica dei Mum, dalla canzone d'autore straziante di Maximilian Hecker e dal pop senza tempo di Serge Gainsbourg. - voto 7 ROCKERILLA
Contrabbasso elettrico, chitarra ed elettronica di varia derivazione fanno da contorno alla voce di Valentina Cidda, vero segno di riconoscimento del progetto; suadente, sospirata, sensuale, infinita. ...“Forget About” è la sintesi stilistica di un gruppo fortemente coeso, sicuro, che respira e restituisce classe cristallina. - KRONIC
..Forget About dosa con sapienza elettronica e acustica, rumori di sottofondo e pienezze di fiati....
E la voce di Valentina Cidda, sussurrata, sommessa, attira l’ascoltatore nel tessuto sonoro, invitandolo a scoprirne i dettagli...Forget About è un’opera prima consistente e moderna ..i Kiddycar sono una band da ascoltare e Forget About un lavoro che con garbo e intelligenza si guadagna un posto in prima file tra le nuove produzioni - MUSICBOOM
Le soluzioni che la band adotta per gli arrangiamenti delle proprie ballate, vagamente inquietanti e deviate, li avvicinano spesso a realtà della musica continentale quali Múm, B. Fleischmann (così come a tutto il versante più sconsolato e cupo della Morr Music), ed, a tratti, al trip hop più umorale - ONDAROCK
non mi resta che consigliare i Kiddycar a tutti gli amanti di quel pop leggero ma che sa far sognare - ROCKLINE
Links
www.kiddycar.it
www.myspace.com/kiddycar
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